Sabato 19 Gennaio 2019
Cassazione penale , sez. III, sentenza 28.11.2012 n° 46299
Se solo una parte dello stupefacente viene destinata dallo spacciatore allo spaccio, mentre altra parte è detenuta per uso personale occorre verificare, in concreto, la possibilità di applicare la circostanza attenuante della lieve entità del fatto, soprattutto se lo spacciatore è anche consumatore abituale di droga, che trae dallo spaccio i proventi per l'acquisto delle proprie dosi.
Il datore di lavoro deve risarcire il proprio dipendente dei danni da questi subiti per il mobbing causato dal comportamento dei colleghi, qualora ne sia a conoscenza e non si sia attivato per farli cessare.

Il “mobbing” (dall’inglese “to mob”, che significa assediare, attaccare) indica le pratiche vessatorie, aggressive e persecutorie, più o meno gravi, poste dal datore di lavoro e/o dai colleghi (mobber) nei confronti di un lavoratore.
Il conducente che è consapevole di assumere medicinali in grado di incidere sulla presenza di alcool nel sangue, non deve mettersi alla guida. E' quanto emerge dalla sentenza 3 aprile 2013, n. 15562 della Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione.

Il caso vedeva un uomo, dopo aver provocato, alla guida della sua vettura, un incidente stradale, essere sottoposto alla prova dell'etilometro, il quale segnalava la presenza di alcool nel sangue ad un livello superiore a 1,5 g/l.
Cass. Pen., sez. III, ud. 13 dicembre 2012 (dep. 7 febbraio 2013), n. 5979, Pres. Fiale, Rel. Andreazza
1. La pronuncia pubblicata in allegato si riferisce ad un procedimento nel quale il Giudice di primo grado (GUP Bolzano, 19 marzo 2010, in questa Rivista) aveva per la prima volta preso posizione sulla rilevanza penale come maltrattamento di animali (art. 544-ter c.p.) di condotte di cd. zooerastia, consistente nel compimento di atti sessuali con animali, finalizzati, nel caso specifico, alle riprese di un film pornografico.
Per lunghi anni, l’assicurazione sociale e la responsabilità civile avevano costituito due mondi separati ed indipendenti: altre erano le prestazioni dovute dall’assicuratore sociale, altro il risarcimento del danno. L’introduzione dell’assicurazione obbligatoria della r.c.a. ha infranto questa separatezza, avviando una compenetrazione conflittuale tra l’uno e l’altro di questi due mondi. L’espressa attribuzione all’assicuratore sociale, che avesse erogato una rendita alla vittima del sinistro, della facoltà di agire in rivalsa nei confronti dell’assicuratore del responsabile, fece infatti sorgere il problema dei limiti di tale rivalsa: e cioè stabilire se ed in che misura il risarcimento del danno alla persona potesse essere dirottato dalla vittima al suo assicuratore sociale.

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