Sabato 19 Gennaio 2019
I rapporti tra condomini spesso sono resi incandescenti proprio da alcune piccole abitudini di cui non si riesce a farne a meno. Gli esempi che si possono fare sono veramente tanti, fra tutti quello di mettersi a fumare dalla finestra di casa senza pensare che la cenere (e spesso anche il mozzicone) finisce tutta sul balcone dell'inquilino del piano di sotto (che magari aveva appena messo ad asciugare il bucato).
Niente risarcimento del danno a chi cade per la buca coperta di fogliame se l’incidente può essere causato da fattori esterni.
È quanto ha deciso il Supremo Collegio nella sentenza 21 marzo 2013, n. 7112.
La vicenda riguardava un’anziana signora caduta per aver messo un piede in una buca del manto stradale non visibile a causa delle foglie che la ricoprivano. Di qui la richiesta di risarcimento da parte della signora nei confronti del Comune di Roma, responsabile, a suo avviso, ai sensi dell’art. 2051 c.c.
ROMA - "Integra il reato di violenza sessuale la condotta di chi prosegua un rapporto sessuale quando il consenso della vittima, originariamente prestato, venga poi meno a causa di un ripensamento o della non condivisione della modalità di consumazione del rapporto".
La sentenza della Cassazione n. 8929/2013 ha ribaltato la decisione del tribunale di Forlì che aveva dichiarato la separazione di una coppia con addebito in capo alla moglie, perché la stessa aveva intrattenuto una relazione con un altro uomo fatta di scambi di messaggi telefonici o via internet senza mai concretarsi in incontri sessuali.

La pronuncia di primo grado era stata fondata sulla testimonianza della moglie dell’uomo presunto amante, la quale aveva confermato il ritrovamento di una lettera dal tenore amoroso inviata dal marito e aveva constatato lo scambio di numerosi messaggi con il telefono.
La sentenza 14 febbraio 2013 del Tribunale di Cremona affronta il tema dell’amministrazione dei beni nell’ambito della comunione legale tra coniugi.

Il caso esaminato dai giudici di Cremona riguarda due coniugi i quali avevano alcuni beni immobili in comunione, tra cui due locali che avevano adibito a laboratorio e negozio di pasticceria, in cui esercitavano un’impresa familiare dove entrambi lavoravano. I due iniziano un giudizio di separazione personale e il marito cessa la ditta individuale e costituisce una società, di cui sono soci lui ed il figlio, alla quale concede in affitto i locali in comproprietà senza il consenso della moglie.

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