Sabato 19 Gennaio 2019
Ai fini dell'accertamento dello stato di ebbrezza è necessaria la certezza "oltre ogni ragionevole dubbio". E' quanto emerge dalla sentenza 23 aprile 2013, n. 18375 della Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione.

A seguito di una condanna per guida in stato di ebbrezza, i giudici del merito ascrivevano all'imputato la commissione del fatto più grave disciplinato dall'art. 186, comma 2, lett. c), nonostante l'accertamento strumentale fosse stato condotto con una sola misurazione (quindi senza la prescritta ripetizione della stessa). Da ciò il ricorso per Cassazione, in quanto la sentenza avrebbe riportato una mera indicazione generica degli indici sintomatici riportati nel verbale dell'unico accertamento effettuato dalla polizia giudiziaria.
Abbandono tetto coniugale: niente addebito se la convivenza è intollerabile
Cassazione civile , sez. I, sentenza 30.01.2013 n° 2183 (Nicola Gammarrota)
La Suprema Corte di Cassazione, con la pronuncia 30 gennaio 2013, n. 2183 pone un ulteriore e forte tassello nella lettura prevalentemente soggettivo/psicologica dell’art. 151 c.c.
Tale visione prende avvio e sostegno dalla precedente elaborazione giurisprudenziale del 2007 (cfr. Cass. Civ. n. 21099/2007; Cass. Civ. n. 3353/2007) nonché da quella successiva (cfr: Cass. Civ. n. 2274/2012) la quale va a scandire il diritto costituzionalmente garantito di non vedersi obbligati a mantenere in vita una convivenza non più desiderata, la cui dissoluzione non può essere fonte di biasimo giuridico e dunque di addebito della separazione.
Chi è in attesa di un figlio ha diritto di essere informato dal medico circa le condizioni del feto.
È quanto ha stabilito il Collegio Supremo con la sentenza 22 marzo 2013, n. 7269.
La vicenda di cui alla sentenza in commento concerne una donna che durante la gravidanza aveva effettuato alcuni esami per accertare eventuali malformazioni del feto. Dal momento che dall’ecografia morfologica non era risultato niente di anomalo, la gestante non aveva ritenuto opportuno sottoporsi all’amniocentesi. Il bambino era poi nato con una grave malformazione che aveva portato la donna a citare in giudizio il ginecologo, sostenendo che se fosse stata a conoscenza della patologia non avrebbe portato a termine la gravidanza.

La Corte di Cassazione con la sentenza in esame affronta uno degli argomenti più attuali che coinvolgono in pieno la rete Internet e cioè la configurabilità dell’art. 494 c.p. (sostituzione di persona) con riferimento ad una chat telematica.
Il caso è tipico e cioè divulgazione da parte dell’accusata sulla chat telematica “Incontri by Supereva” del numero di utenza cellulare della sua ex datrice di lavoro (con la quale aveva in corso una pendenza giudiziaria di natura civilistica), che, di conseguenza, riceve, anche in ore notturne, molteplici chiamate e messaggi (sms) provenienti da vari utenti della “chat” interessati ad incontri ovvero a conversazioni di tipo erotico. Le conseguenze si rivelano anche più fastidiose, poiché molti utenti utilizzano frasi ingiuriose, o inviano mms con allegate immagini pornografiche. Con tale condotta, quindi, l’imputata ha tratto in inganno i suddetti utenti, determinandoli a recare molestia o disturbo alla sua ex datrice di lavoro e ad offenderne l’onore ed il decoro.

L’obbligo di custodia degli animali, in relazione a quanto previsto dall’art. 40 co. 2 c.p., sorge ogni qual volta sussista una relazione di possesso o di semplice detenzione tra l’animale e una determinata persona.
L’art. 672 c.p. infatti, si riferisce all’obbligo di non lasciare libero l’animale e di custodirlo con le dovute cautele, possesso da intendersi come detenzione anche solo materiale e di fatto, senza che sia necessaria una relazione di proprietà in senso civilistico.

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