Sabato 19 Gennaio 2019
Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 6 marzo – 9 maggio 2013, n. 11020

Potrebbe sembrare ovvio il fatto che i genitori debbano continuare a mantenere i propri figli anche dopo che questi siano diventati maggiorenni ma quando a dirlo è la Cassazione tutto assume un tono più serio e ai genitori non resta che far finta di niente e continuare a provvedere alle spese dei figli (alcuni perennemente) in cerca di lavoro.

Piazza Cavour, con la sentenza che di seguito si riporta, ha respinto il ricorso presentato da un padre non più intenzionato a versare al proprio figlio, ormai trentenne, quanto era stato a suo tempo deciso a titolo di mantenimento dal giudice che aveva trattato il divorzio tra l'uomo e la madre del ragazzo.

Il padre si rifiutava di versare il mantenimento al figlio che nella sua vita aveva svolto soltanto piccoli lavoretti poco renumerativi e non era neppure riuscito a completare gli studi.

Non c'è stato nulla da fare. I Supremi giudici hanno stabilito che la non autosufficienza economica del ragazzo anche se maggiorenne comporta per il padre l'obbligo di provvedere al mantenimento.

La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha riqualificato il reato che era stato attribuito ad pubblico ufficiale, condannandolo invece per il reato di cui all’articolo 322 del Codice Penale, e cioè l’istigazione alla corruzione.
Il pubblico ufficiale, che ricopriva la veste di Consulente Tecnico d’Ufficio (c.d. CTU) nell’ambito di una causa civile, aveva prospettato alle parti la possibilità di innalzare il valore del terreno da stimare in cambio della corresponsione di una somma di denaro, che corrispondeva al 5% della differenza tra il valore di base del terreno e quello che sarebbe stato riconosciuto in sentenza per effetto della supervalutazione del bene.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dalla madre di due figli, separatasi dal marito, al quale erano stati affidati i figli minori.
L’affidamento al padre, infatti, era stato determinato dal comportamento della madre che, prima che fosse intervenuta la separazione dal coniuge, si era allontanata dalla casa coniugale con i figli, facendo perdere le tracce di sé al marito.
I Giudici, in primo grado e in appello, avevano disposto la separazione con addebito in favore del padre dei figli, a causa del comportamento della moglie, contrario ai doveri coniugali.
Le conclusioni a cui giunge il Tribunale di Ravenna nella sentenza 18 marzo 2013, in esito ad un’attenta analisi delle circostanze di fatto che avevano condotto al licenziamento in tronco di un lavoratore subordinato inabile, costituiscono sicuramente un raggio di luce utile a diradare la nebbia che avvolge ormai gli operatori del diritto intorno al nuovo sistema sanzionatorio introdotto dalla recente riforma del lavoro nel testo dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Questa sentenza del G.I.P. del Tribunale di Varese affronta uno degli argomenti più dibattuti degli ultimi tempi che ha visto anche aspri scontri tra giuristi ed Istituzioni. Si fa riferimento, in particolare, alla responsabilità di un blogger per i contenuti immessi in rete tramite il sito di cui è titolare, anche se ovviamente questo discorso può essere allargato ad altri strumenti del web ed in particolare del web 2.0.

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