Venerdì 14 Dicembre 2018

Caduta su buca stradale coperta di foglie: pedone deve provare nesso causale

Dom, 05/05/13 - 00:00
Niente risarcimento del danno a chi cade per la buca coperta di fogliame se l’incidente può essere causato da fattori esterni.
È quanto ha deciso il Supremo Collegio nella sentenza 21 marzo 2013, n. 7112.
La vicenda riguardava un’anziana signora caduta per aver messo un piede in una buca del manto stradale non visibile a causa delle foglie che la ricoprivano. Di qui la richiesta di risarcimento da parte della signora nei confronti del Comune di Roma, responsabile, a suo avviso, ai sensi dell’art. 2051 c.c.
Sia in primo che in secondo grado la domanda dell’attrice viene rigettata.

In particolare, la Corte d’Appello di Roma ha ritenuto che nella fattispecie in esame non fosse applicabile l’art. 2051 c.c. essendo l’estensione viaria della città talmente ampia da rendere impossibile un continuo ed efficace controllo dell’uso che i cittadini ne fanno da parte della pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda, poi, il profilo attinente il fattore determinante il sinistro, dal momento che nessun teste era stato in grado di confermare la dinamica dell’incidente, ad avviso dei giudici di secondo grado nel caso in esame si sarebbe potuto "configurare un dinamismo diverso che ha prodotto la caduta", mancando "qualsiasi certezza che la irregolarità del manto stradale abbia avuto incidenza causale nel verificarsi dell'evento dannoso".

A ciò si aggiunge il fatto che sia secondo il Tribunale che secondo la Corte d’Appello non sussisteva nella fattispecie in commento un “insidia” perché la buca, pur essendo ricoperta di fogliame, era visibile sia per le sue dimensioni che per la presenza di illuminazione artificiale.

La Corte di Cassazione, nel confermare quanto deciso nei precedenti gradi di giudizio e, quindi, nel dichiarare inammissibile il ricorso dell’attrice, precisa che, sebbene secondo il più recente e consistente orientamento giurisprudenziale (Cass., sentenza 3 aprile 2009, n. 8157; Cass., sentenza 20 novembre 2009, n. 24529; Cass., sentenza 18 luglio 2011, n. 15720; Cass., sentenza 18 ottobre 2011, n. 21508; in senso contrario: Cass., sentenza 22 aprile 2010, n. 9546), la disciplina dell’art. 2051 c.c. si applichi alla P.A. a prescindere dall’estensione del bene oggetto di vigilanza e di controllo, tale normativa comporti l’onere per il danneggiato di provare il nesso causale tra cosa in custodia e danno. Più in particolare, secondo la Suprema Corte alla parte attrice spettava “dimostrare che l'evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa”, mentre restava a carico del Comune di Roma in qualità di custode “offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia, avente impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità (tra le altre, Cass., 13 luglio 2011, n. 15389)”.

Da ciò ne consegue - conclude la Corte di Cassazione - l’inesistenza della responsabilità ex art. 2051 c.c. in capo al Comune di Roma visto che nel caso di specie la Corte d’Appello ha escluso la presenza del nesso eziologico tra cosa in custodia ed evento dannoso, ovvero la circostanza che l’incidente fosse stato causato dalla buca sul manto stradale.

Fonte: Altalex

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