Domenica 22 Ottobre 2017

Tunisino tentò due rapine né carcere né domiciliare

Ven, 04/07/14 - 00:00

Solo divieto di dimora ma niente reclusione per condanne sotto i 3 anni

Ha tentato due rapine in una sola giornata, minacciando un passante con un collo di bottiglia spezzato e aggredendo poi un portatore di handicap per sfilargli il portafogli.
Condotta per la quale un trentenne tunisino senza fissa dimora è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione dai giudici della quinta sezione penale del tribunale di Roma. Ma in virtù del decreto legge che modifica l'articolo 275 del codice di procedura penale (entrato in vigore lo scorso 28 giugno), l'uomo non sconterà la pena in carcere o agli arresti domiciliari.
L'imputato, già gravato da una censura per reati legati agli stupefacenti, avrà solo il divieto di dimorare nella capitale.


In base al nuovo decreto , già in vigore ma non ancora convertito in legge, la misura della custodia in carcere non può essere applicata se il giudice ritiene che, all'esito di un procedimento, la pena da eseguire non risulti superiore ai tre anni. Un principio che ha influito sul tipo di misura applicata dai magistrati romani nel caso del rapinatore nord africano. In questa particolare circostanza il tribunale di Piazzale Clodio non ha avuto altra scelta se non quella di limitare la pena comminata all'imputato al solo divieto di dimora a Roma.
L'uomo infatti al momento di commettere i due tentativi di reato era già sottoposto all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Misura che, impostagli per una precedente condanna a cinque mesi, non gli avrebbe comunque impedito di tornare a delinquere.
Verificata l'inadeguatezza di questo blando provvedimento, e constatata l'impossibilità di assicurare il senza tetto agli arresti domiciliari, alla corte non sarebbe rimasta che l'unica possibilità di allontanare il pregiudicato dal teatro dei suoi misfatti. «Venendo meno le aggravanti contestate al mio assistito e contenendo la pena entro i tre anni - ha dichiarato l'avvocato Dario Candeloro, difensore dell'imputato - siamo riusciti a beneficiare del nuovo decreto.
In ogni caso, siamo convinti di poter ottenere l'assoluzione in appello».

Il Messaggeero

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