Domenica 22 Ottobre 2017

Condannato e già libero «perché non ha una casa»

Ven, 04/07/14 - 00:00

Due precedenti penali a distanza di pochi mesi, due tentate rapine compiute in quaranta minuti e una condanna a due anni e otto mesi di reclusione non basteranno a trattenere Nahri Fetih in cella. Il trentunenne tunisino infatti, è stato uno dei primi beneficiari della legge entrata in vigore lo scorso 28 giugno. Secondo le nuove disposizioni normative infatti, chiunque venga condannato ad una pena inferiore ai tre anni di reclusione, non può essere trattenuto in carcere. Si potrebbero applicare delle pene alternative, come gli arresti domiciliari, ma in questo caso, l'imputato non ha una dimora stabile. Siccome le precedenti condanne, per effetto delle quali era costretto a recarsi quotidianamente presso gli uffici di polizia, non erano servite a farlo smettere di delinquere, il giudice non ha potuto fare altro che sentenziare la sua scarcerazione e l’obbligo di allontanamento da Roma.

«Quando un altro ragazzo verrà fatto a pezzetti grideremo allo scandalo», ha affermato sconcertata in aula Marina Finiti, presidente della quinta sezione penale, quella che ha emesso la sentenza. I fatti contestati al giovane sono accaduti lo scorso maggio. L’imputato, già condannato per aver rubato un’autovettura e per possesso di sostanze stupefacenti, mentre si trovava nei pressi della stazione Termini avrebbe tentato di rapinare un ragazzo utilizzando una bottiglia di vetro rotta. Non riuscendo nell’intento si era allontanato provando, quaranta minuti dopo, a rubare il portafoglio di un ragazzo disabile, strattonandolo. La polizia si era però accorta immediatamente dell’accaduto e così lo aveva arrestato immediatamente. Dopo la convalida dell’arresto il giovane era stato condotto in carcere.

L’avvocato di Nahri Fetih aveva scelto di procedere attraverso il rito abbreviato, una forma che consente all’imputato di avere una riduzione della pena pari ad un terzo della condanna. Così il rapinatore, ieri, è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione. Grazie alla nuova legge la corte ha dovuto sentenziare anche la scarcerazione del ragazzo, obbligandolo a non tornare nella Capitale. «Le esigenze cautelari vengono meno» hanno affermato gli stessi giudici. «Ad ogni modo noi avevamo chiesto l’assoluzione dalla prima rapina perché i fatti narrati erano contraddittori - ha commentato l’avvocato che difende il ragazzo, Dario Candeloro. Si è anche posto il problema della nuova normativa e di fatto la persona sarà scarcerata. Abbiamo chiesto l’obbligo di firma ma il collegio ha ritenuto opportuna un’altra soluzione, visto che in altri casi l’obbligo ad andare negli uffici della polizia non era servito a trattenere il ragazzo lontano dai tribunali». «Una legge dettata da una forma di ipocrisia - ha commentato il noto avvocato penalista Giosuè Bruno Naso - Non si ha il coraggio di svuotare le carceri con l’amnistia e l’indulto e così si trovano espedienti per scaricare le responsabilità sulle spalle dei giudici».

Andrea Ossino - Il tempo

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