Venerdì 14 Dicembre 2018

Cassazione Penale: il CTU che chiede denaro alle parti commette il reato di istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.)

Mer, 12/06/13 - 00:00
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha riqualificato il reato che era stato attribuito ad pubblico ufficiale, condannandolo invece per il reato di cui all’articolo 322 del Codice Penale, e cioè l’istigazione alla corruzione.
Il pubblico ufficiale, che ricopriva la veste di Consulente Tecnico d’Ufficio (c.d. CTU) nell’ambito di una causa civile, aveva prospettato alle parti la possibilità di innalzare il valore del terreno da stimare in cambio della corresponsione di una somma di denaro, che corrispondeva al 5% della differenza tra il valore di base del terreno e quello che sarebbe stato riconosciuto in sentenza per effetto della supervalutazione del bene.
Le parti procedevano al pagamento della suddetta somma al solo scopo di consentire l’arresto in flagranza del CTU, dopo aver sporto denuncia alle competenti autorità e lo stesso veniva condannato per il reato di concussione di cui all’articolo 317 del Codice Penale.
La Corte di legittimità ha ritenuto che la condotta del pubblico ufficiale rientrasse nella fattispecie prevista dall’articolo 322 del Codice Penale (istigazione alla corruzione) e non in quella prevista dall’articolo 317 Codice Penale (concussione), in quanto “nel caso di una richiesta, anche reiterata, di denaro da parte del pubblico ufficiale, che venga comunque rifiutata, non ricorre il delitto di concussione, neppure nella forma del tentativo, ma è configurabile il reato di istigazione alla corruzione, previsto dall’art. 322, comma 4, cod. pen., quando difettino gli elementi della costrizione o dell’induzione nei confronti del privato, prodotta dal pubblico ufficiale con l’abuso della sua qualità o dei suoi poteri”.
I Giudici hanno osservato che, ai fini della configurabilità del reato di concussione, è “necessaria l’oggettiva efficacia intimidatoria della condotta”, mentre “in alcun momento della condotta delittuosa sia stato possibile individuare un’incidenza effettiva sulla libertà di autodeterminazione delle destinatarie della richiesta, attraverso la prospettazione di conseguenze sfavorevoli, o comunque di un pericolo di pregiudizio legato ad un’ingiusta sottovalutazione del bene”.
Le parti, avendo agito liberamente, ed anzi, con il preciso scopo di far arrestare il pubblico ufficiale, non hanno subito alcuna pressione in merito alla propria autodeterminazione, con la conseguenza che la condotta delittuosa del CTU è stata più correttamente circoscritta al reato di istigazione alla corruzione.
(Corte di Cassazione – Sesta Sezione Penale, sentenza 25 gennaio 2013, n. 19190)

Fonte: filodiretto.com

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